mercoledì 21 dicembre 2016

Solstizio d'Inverno al Mulino.

La vita senza pause al Mulino e i miei, sempre più in crescita, impegni lavorativi, tengono la mia mente a bada. La lontananza da mia figlia e' qualcosa che mi lacera dentro, mi scava. E' più di un mese ormai che non ho il suo contatto di persona.
Sono passati già 17 giorni dall'inizio di questa esperienza di vita.
Giornate piene, ricche di emozioni, di illuminazioni.
Ci si sveglia col fresco e a volte il gelo del mattino dopo nottate lunghissime  lavorando al PC.
Parte la musica in bagno, si puliscono, sistemano e si fanno ripartire i camini, si esce a far legna o a spedire pacchi in paese e fare provviste. Spesso si vive il bosco, il fiume, si respira energia pura.
Così fino a quando cala il buio.
Poi dalle 17 circa, si sta dentro, in casa, davanti al fuoco. E si lavora duro, on-line, e su se stessi.
Mentre i due fuochi scandiscono il tempo, il mio non tempo, non più Tempo.
Abitare da soli, nel bosco, cambia le percezioni, un'altra dimensione.
La prima visita e' stata domenica scorsa, di pomeriggio,  una ragazza che gestisce un rifugio qui in zona. E' passata a conoscermi.
Chiacchiere, progetti, collaborazioni per valorizzare il territorio e  godere delle sue risorse.
Alla sera la seconda visita, due amici dell'altra vallata, quella del Savio. Prima serata ufficiale tra amici al Mulino.  E poi il giorno dopo, un inizio settimana ricco di imprevisti: rimanere senza accendino, senza acqua in casa (il tubo che pesca dal fiume  ha ghiacciato, -4°) e aver appuntamento con degli amici per un pranzo rilassante.
Invece dopo mille lavori, corse, e intoppi, tutto e' stato sistemato con un bel risotto allo zafferano e finocchio alle 5 di sera.
Alcuni attimi "di società" vissuti andando a Forlì e Cesena per fare acquisti, e il resto sempre e solo Mulino e ancora Mulino. Venerdì 16, siamo usciti completamente dal nostro guscio di protezione nel bosco. Dal silenzio delle vallate a Milano ore 17, tangenziale ovest. In tour con la band che seguo, i The Rock'n'Roll Kamikazes, la mia seconda famiglia ormai. La nebbia, l'odore marcio nell'aria, le energie basse dei posti. Quanto distacco dalla natura. Mi sembra quasi di impazzire  vedendo tutte quelle auto una sull'altra in preda a chi arriva primo, in una strada colma e senza vie di fuga, grigia, senza anima. Flussi di luci rosse a destra, bianche a sinistra, pazzi a piedi a fare jogging nella smog city all'ora di punta del traffico cittadino. Serata ovviamente stupenda per quanto riguarda la musica e le emozioni che questi ragazzi mi danno ogni volta quando suonano. E poi l'Hotel, i termosifoni a palla come in tutte le abitazioni di Milano, consumi forzati, sentirsi impacciati. Il bosco chiama sempre, bramo il Mulino. E il rientro uscendo dalle nebbie del nord, tra canzoni e discorsi e tante risate.
E poi come sempre inevitabilmente tutti i giorni legna, legna e ancora legna, fino a oggi, 21 dicembre, solstizio d'Inverno, tempo di forti decisioni, di scelte. Comprendere che forse era l'Ego a cercare l'Illuminazione, e quindi imparare a trascendere le emozioni, dominare la mente.Il bosco insegna, alberi come maestri, e il flusso continuo inevitabile dell'acqua come quello dell'Essere.
L'illuminazione e' dentro di noi, e sempre presente, se non ci facciamo distrarre dalla mente che mente.
Siamo Maestri.

Luna ti penso sempre.


La melodia di oggi.





















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